Veglia di preghiera del gruppo GiOC Dasą
Dasą (VV), 27 Aprile 2010

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In occasione dell’Ostensione della Sindone a Torino e del viaggio in occasione del 1 maggio, il gruppo GiOC di Dasà ha deciso di organizzare una veglia nella propria parrocchia, allo scopo di riunire in preghiera chi per svariati motivi non è potuto andare a vedere il lenzuolo che avvolse il corpo del Maestro.


La veglia ha avuto esito positivo per il gruppo in sé ma anche perché si è riusciti nell’intento di stare tutti insieme grazie alla pronta risposta di alcuni siti vicini quali Dinami, Arena e Limpidi che hanno detto presente all’invito della GiOC dasaese.


Tutti lì insieme per un’ora e passa assorti nel contemplare il grande mistero della sindone.


La veglia prevista per le ore 21 di giorno 27 aprile è cominciata come prevedibile in ritardo aspettando che arrivassero gli altri paesi dopo di che il sacerdote don Pietro Carnovale ha dato inizio alla celebrazione cui erano presenti anche vari giovani della comunità di Dasà.


Presente oltre ai paesi già citati prima anche la rappresentante della zona sud della GiOC, Angela.

Dopo l’introduzione, la veglia è entrata nel vivo nel momento in cui a turno venivano deposti ai piedi dell’altare vari segni di un virtuale pellegrino che, come dirà successivamente il sacerdote, rappresenta ognuno di noi.


Segni che erano la bisaccia (rappresentante l’acqua indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo), il bastone (ossia il sostegno dell’uomo), la conchiglia (che rappresenta la testimonianza del pellegrino sul Cristo), il mantello (la protezione) e la lampada che rappresenta la luce.


Tutto ciò intervallato da passi del Vangelo che si rifacevano agli appositi segni e preghiere.


In conclusione breve omelia del sacerdote in gran parte riguardante i giovani, i protagonisti della serata.

Dopo la benedizione finale e il congedo tra i vari paesi, non prima però del dovuto discorso di Angela.


Operazione compiuta quindi per la GiOC di Dasà e la speranza che accomuna tutti è che di questi incontri ce ne siano innumerevoli;

come disse Manzoni: noi chiniamo il capo al divino rettore, ai posteri l’ardua sentenza.



 

Claudio Gentile



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Notizia inserita o aggiornata il 27/04/2010. Letta 1229 volte.

 

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