Carta delle relazioni


“Ho incontrato la GiOC a 15 anni. Cercando ciò che il movimento mi ha dato all’epoca, ciò che mi pare più evidente è di avermi aperto gli occhi sul mondo, di avermi reso attento a chi mi circondava, alla vita degli altri, ai loro problemi, di essermi sentito responsabile di loro. Desideravo che, tramite la GiOC, crescessero come persone, imparassero a partire da se stessi, ad organizzarsi collettivamente e scoprissero Gesù Cristo vivente nel cuore della loro vita. Ciò ha dato un senso alla mia vita. Credo che da quel momento, la carta delle relazioni e il quaderno del militante siano restati due strumenti chiave per me, anche se non è sempre stato facile utilizzarli!"

Uno degli obiettivi del progetto educativo della GiOC è quello di essere persone capaci di vivere in maniera attiva gli ambienti in cui si vive, lavora, studia, passa del tempo. Non viverli come luoghi di passaggio ma come luoghi da abitare, conoscere, trasformare con la nostra presenza.

Nell’ottica della missione siamo chiamati ad “andare verso" chi ci sta accanto, mettendoci in ascolto e in cammino insieme a loro. Questo si traduce nel vivere il tempo di lavoro, di studio, di svago come tempo di militanza, in cui concretizzare nei fatti i valori dell’apertura, dell’accoglienza, del dialogo, delle relazioni significative. Per imparare a vivere e a comunicare ovunque ciò in cui si crede, non solo con le persone che si è scelti direttamente ma anche con quelle con cui siamo chiamati a stare quotidianamente.
Concretamente ciò si misura nella qualità delle nostre relazioni con gli altri, nella capacità di rendere partecipi gli altri della nostra vita, del nostro cammino di crescita, del nostro impegno.
L’attenzione a ciascuno, l’ascolto e il coinvolgimento delle persone che ci circondano è sovente il punto di aggancio dei giovani al movimento. Si è venuti una volta, si ritorna perché ci si è sentiti ascoltati, rispettati, presi in considerazione per come si è.

Per entrare in questa dinamica, la GiOC propone diversi strumenti. Certo, non si tratta di ricette magiche che producono da sole ciò che vogliono suscitare. Sono, appunto, degli strumenti che offrono delle opportunità. Siamo noi che facciamo la differenza!

La carta delle relazioni è uno dei primi strumenti per vivere l’apertura e l’ “andare verso".
Sotto forme diverse, permette di aprire gli occhi sui nostri compagni di vita (lavoro, scuola, famiglia, quartiere, tempo libero), di scoprirli, di considerarli e poco a poco di amarli e farsene carico.
Spesso accade che la nostra prima reazione è: “non conosco nessuno, non ho dei compagni, su chi la faccio?" (che spesso significa: “non conosco nessuno che sarebbe interessato alla GiOC, allora perché parlarne?").
Prima di fermarci a questa prima risposta, occorre fare attenzione a chi incontriamo quotidianamente, con chi parliamo, con chi lavoriamo, studiamo, usciamo, ascoltiamo musica, facciamo sport...
In un primo tempo vengono fuori solo dei nomi, poi lungo il filo degli incontri e degli eventi, arrivano la loro vita, le loro speranze, i loro bisogni... fino al momento in cui verrà naturale invitarli ad un incontro della GiOC!

La carta delle relazioni è personale, destinata ad ogni militante. È uno strumento in cui sono scritti i nomi dei nostri compagni di vita. Nella scuola, sul lavoro, nella ricerca del lavoro, nel tempo libero, nella parrocchia, nel quartiere... continuamente incontriamo dei giovani, dei colleghi, degli amici.
Queste persone fanno parte del nostro cerchio delle relazioni. Con alcuni siamo più in legame, altri li vediamo di meno. Con alcuni la conoscenza è molto lunga nel tempo, altri li conosciamo da poco. Tutte queste persone fanno parte della nostra carta delle relazioni!

Tutto ciò che viviamo con i nostri compagni/amici/colleghi, le discussioni, ciò che abbiamo ascoltato o osservato, possiamo annotarlo nella carta. È da utilizzare tutto l’anno, è una sorta di diario di bordo, da aggiornare regolarmente. È come una tela di ragnatela, tessuta dalle nostre relazioni.
Il luogo privilegiato è la condivisione nella revisione di vita.

In sintesi la carta delle relazioni è un modo per:
• Osservare, ascoltare… lasciarci interrogare, stupire, coinvolgere da ciò che ci capita attorno o ciò che capita ad altri attorno a noi
• Metterci in ascolto, in dialogo, a servizio della vita dei nostri compagni/amici/colleghi, alla ricerca, insieme a noi e altrove, di ciò che è importante e dà senso alla propria vita
• Verificare e misurare nel tempo la qualità delle nostre relazioni con gli altri
• Verificare e misurare nel tempo come cambiamo ed evolviamo in quanto militanti, come cresciamo nella militanza d’ambiente, nella nostra capacità di incidere sui luoghi e sulle persone dei nostri ambienti di vita, come cresciamo nella coscienza del progetto della GiOC



Per la riflessione…
• Cosa rappresentano per te i tuoi compagni, amici, colleghi? Quale spazio hanno nella tua vita?
• Perché nel progetto della GiOC è importante interessarsi di loro?
• Hai compreso che cosa è la carta delle relazioni? Spiega in poche parole ciò che potrebbe rappresentare per te, quale significato per la tua vita …
• Quale possibile utilizzo nella Revisione di Vita, nella vita dei militanti e della zona?



L’esperienza della GiOC francese
“Ciò che più mi è rimasto impresso di quel periodo in cui ho iniziato a conoscere la JOC, fu un altro modo di vedere e di guardare i compagni. È stato l’assistente regionale della JOC che mi ha aperto gli occhi. Aveva la sua abitazione nel nostro quartiere. Gli incontri dei responsabili si tenevano là.
Una sera mi ha preso da parte. Mi ha interrogato sui miei compagni e mi ha chiesto di ritornare con un quaderno. Su ogni pagina dovevo scrivere il nome di un mio compagno. Due giorni dopo tornai con una quarantina di nomi scritti nel mio quaderno. C’erano i nomi di quelli del mio gruppo di amici, quelli delle compagnie vicine con i quali mi trovavo bene e quelli del lavoro. Il mio assistente fu sorpreso dal numero di nomi. “Tutti questi sono nomi di persone che vedi abitualmente?" Si mise a farmi domande su ciascuno di essi: dove abitavano, che genere di alloggio avevano, cosa facevano i loro genitori, dove lavoravano, cosa non andava nella loro vita, quali erano le loro qualità, ecc...?
Mi domandava di annotare tutto questo nel quaderno e prendeva degli appunti con me. Non era sempre bello fare ciò. Uno era al suo sesto impiego, l’altro stava per essere scarcerato dopo tre mesi di prigione per il furto di una bicicletta, un terzo aveva contratto la sifilide durante la guerra, un quarto stava per andare in ospedale a causa di una tubercolosi.
Io scoprivo me stesso, la grandezza e la miseria dei miei compagni. Una dimensione diversa da quello che ero solito vedere, qualcosa di più profondo. L’assistente mi fece scoprire che ciascuno di essi era una persona, un figlio di Dio, un fratello di Cristo chiamato a diventare una persona felice e che io potevo fare qualcosa per lui.
Il mio sguardo cambiava, mi insegnava a guardare ai compagni, ai giovani lavoratori con amore. Quello che farai a ciascuno e per ciascuno di loro è a Cristo che lo farai. E’ a partire da quel momento che ho iniziato a guardare diversamente gli altri, ad ascoltarli prima di tutto, ad interessarmi delle loro gioie e delle loro sofferenze, a cercare di capire ciò che li faceva soffrire, ciò che potevo fare per renderli più felici, più liberi, più veri.
Le loro difficoltà, i loro problemi diventavano i miei. Ho imparato ad identificarmi con loro".

[Fredo Krumnow nasce a Mulhouse il 29 maggio 1927. Cresce in una famiglia operaia. Non ha una cultura religiosa ma si coinvolge in un percorso di ricerca di fede e scopre “l’amore di un certo Gesù Cristo". Dopo la guerra, Fredo s’impegna nella GiOC, diventa responsabile di una zona e poi perrmanente. Dopo il suo mandato, ritorna come manovale in una grossa fabbrica. La sua azione sindacale lo porterà a prendersi responsabilità nazionali nel principale sindacato. Colpito da un cancro, muore il 19 maggio 1974. Fredo ha scritto questo libro durante la sua malattia.]

All’inizio dell’anno ogni militante compila la sua carta delle relazioni, questo permette di individuare i nostri compagni, i nostri amici, che cosa si vive con loro e in quali luoghi.
Ci permette presentare i nostri compagni a quelli del nostro gruppo. Nelle rdv successive facciamo un giro di tavolo per sapere a che punto sono le persone di cui abbiamo scritto il nome sulla carta, qual è la loro situazione, se si è evoluta dalla volta precedente, quali sono i problemi che vivono. Utilizziamo principalmente questo strumento per trovare i fatti che poi condividiamo durante il vedere. Ma la utilizziamo anche nell’agire perché esprimiamo cosa speriamo per noi e per loro.
Nello stesso tempo l’utilizzo della carta delle relazioni permette anche ad alcuni giovani, che non sono abituati, di darsi dei tempi per scrivere. Magari hanno vissuto dei fallimenti scolastici e per loro è una fatica scrivere. Pian piano invece prendono fiducia in sè. È un esercizio per una sempre maggiore regolarità nel compilarla e portarla avanti.

Le differenti forme della carta delle relazioni:
1. La prima, la più semplice: ci sono IO al centro e tutti i luoghi in cui si trovano i nostri COMPAGNI. E’ soltanto un elenco di nomi per sapere dove incontriamo le persone con le quali parliamo, lavoriamo, studiamo, usciamo. Con questo strumento non c’è possibilità di approfondire.
2. La seconda è più precisa: per ogni ogni nome della lista precedente ci sono delle domande che aiutano ad andare in profondità sulla situazione e sulla sua vita. Abbiamo bisogno di parlare con la persona, di conoscerla, è un mezzo per approfondire la conoscenza dell’altro ed è un cammino verso l’autonomia.
3. La terza è il “Quaderno del militante": è simile alla seconda ma è molto più approfondita e precisa. Ci da’ la possibilità di fare riflessioni sull’altro ma anche su di noi, sul nostro rapporto con l’altro e sulla nostra crescita. È uno strumento che va oltre, non si segnano solo dei nomi, ma si annotano riflessioni, pensieri, riflessioni teologiche, filosofiche, preghiere, arricchendolo sempre più.



FAQ... Elise ed Emmanuelle rispondono!
Come funziona la carte delle relazioni?
Ciascun militante compila ad inizio anno la propria carta delle relazioni che di volta in volta aggiorna e approfondisce, magari aggiungendo dei nomi perché si sono conosciute nuove persone.
Ogni volta che ci incontriamo per fare rdv approfondiamo la situazione di una o due persone a seconda di quelli che in quel mese stanno vivendo una situazione particolare.

Che relazione c’è con la revisione di vita?
Utilizziamo soprattutto la seconda tipologia di carta delle relazioni, quella più approfondita, per la rdv. La prima parte (dove le domande sono cosa la persona vive di positivo cosa di negativo) serve per il vedere, è uno spunto per partire con la scelta di un fatto. Mentre la seconda parte (cosa serve per lui, qual è il progetto che hai in mente per questa persona) è lo spunto per l’azione.
Diventa una prassi, uno stile prestare attenzione, laddove si è, quando un amico, una persona che conosciamo ci racconta un fatto significativo sia della sua vita o di quello che gli è capitato. Quando si torna a casa ci si annota queste cose sia sulla carta delle relazioni che sul quaderno del militante. In modo che non ce le dimentichiamo così che quando facciamo rdv abbiamo del materiale da cui partire. Mentre spesso quando si è lì la sera del giro dei fatti non ci si ricorda ciò che ci è capitato. È molto importante annotare le parole esatte che le persone dicono, solo successivamente annotare ciò che ha suscitato in noi, un commento, perché ci ha colpiti, cosa ci dice questa situazione o questo fatto sulla vita dei giovani lavoratori, sul contesto sociale, culturale, economico…

Come educarsi all’uso della carta e soprattutto a scrivere?
Un primo obiettivo della GiOC francese è quello di dare parola alle persone e quindi di dare accesso alla scrittura e alla lettura per comprendere la società, quello che capita. Primo obiettivo: educare i giovani a scrivere e a leggere. Poi per educarsi a fare e usare il quaderno del militante in diversi momenti formativi in cui ci si incontra viene chiesto a ciascuno di raccontare le proprie relazioni, di raccontare la situazione dei propri amici, dei propri compagni di lavoro o scuola e di portare il quaderno del militante. Questo è un modo per stimolare le persone a farlo.

Se facciamo rdv sulla situazione di una persona che non fa gruppo con noi, come lo coinvolgiamo nella discussione e nell’azione?
Non si segnano i nomi di tutte le persone che si conoscono ma principalmente delle persone significative che frequentiamo, con cui parliamo, con cui abbiamo la possibilità di discutere, di fare domande per capire meglio cosa vivono e seguire l’evoluzione del loro cammino. La fase dell’azione da’ anche la possibilità di presentare la GiOC a persone che non la conoscono. Per esempio se ho fatto una rdv a partire da un fatto vissuto o suscitato da un mio compagno di università, magari l’azione potrebbe essere quella di invitarlo a un gruppo, a una iniziativa, di presentargli la GiOC anche se non la consce ancora.

La scelta del fatto, la revisione di vita… su di me o su un altro?
Spesso si da per scontato che il fatto di una rdv lo si cerca sulla propria vita, qualche volta lo si trova anche sugli altri, in quanto essi influenzano la nostra vita. Ciascuno di noi in ogni caso è coinvolto perché è al centro della carta delle relazioni c’è l’IO e poi tutte le altre persone. Poi dipende, ci sono rdv che partono da fatti della persona e rdv che partono da situazioni vissute con altri. Soprattutto se si parla di persone che fanno parte della parrocchia, o persone impegnate sindacalmente o con le quali passiamo il nostro tempo libero: sono persone che vivono cose in comune con noi, parlare di loro vuol dire parlare di noi stessi perché vivono il nostro stesso ambiente. Inoltre le azioni possono coinvolgerli perché vivono in quell’ambiente lì.

Come aiuta la persona nella maturazione di una propria spiritualità che porta a prendersi cura dell’altro? Come questo aiuta la persona che cura la carta delle relazioni?
Una militante della GiOC dell’Ovest era rimasta stupita dal fatto che dopo pochi giorni di scuola conosceva già i nomi di 30 persone. Questo perché la carta delle relazioni suscita uno stile, di chi va verso le persone, le incontra, chiede anche solo il nome e poi man mano approfondisce la conoscenza. È uno strumento che aiuta a sviluppare l’empatia: quando una persona soffre anche noi in qualche modo soffriamo e quando la persona vive un evento felice anche noi viviamo questa sensazione. Sviluppiamo la solidarietà, la capacità di stare vicini alle persone, di prenderci carico degli altri.

Capita di parlare di altre persone per poi coinvolgerle nel fare revisione di vita insieme?
Se si vuole ingrandire il gruppo di revisione di vita si guarda la carta delle relazioni di ciascuno e si prova a capire quali persone potrebbero essere interessate, sensibili a questa proposta e gliela fanno. Così come quando organizziamo una festa guardiamo la carta delle relazioni per vedere chi può essere invitato in maniera più specifica per coinvolgerlo. Così come quando facciamo la CdA usiamo la carta delle relazioni.


Documenti
Carta delle Relazioni
Schema di semplice impostazione di una Carta delle Relazioni.
Carta delle Relazioni
Carta delle Relazioni, nei due livelli: il più semplice per mettere a fuoco i giovani che incontriamo quotidianamente; l'altro per andare in profondità rispetto alla situazione dei giovani individuati in precedenza.
La Carta delle Relazioni nella Revisione di Vita
Spiegazione sintetica di come lo strumento della Carta delle Relazioni possa essere utilizzato nella Revisione di Vita e nella militanza in genere.
La Carta delle Relazioni - Spiegazione
Spiegazione della Carta delle Relazioni, come nasce, come si può utilizzare, come viene usata negli altri paesi. Con le esperienze e le risposte di alcuni militanti della JOC francese.

Notizia inserita o aggiornata il 06/12/2006. Letta 4272 volte.

 

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