Esperienza di Giuliana
Fuscaldo (CS), 23 ottobre 2006


Avevo diciannove anni quando mi sono diplomata alla ragioneria… e come la maggior parte dei miei coetanei, con il diploma in mano, erano due le opportunità che mi si prospettavano davanti: una era la scelta universitaria, l’altra era quella di cercare lavoro. Ma sicuramente la prospettiva lavorativa non era tra le più rosee… Quello che mi aspettava era un lavoro in nero e sottopagato. Consapevole del fatto di non essere una grande cima nello studio ho scelto comunque l’università, un corso di laurea che potesse affascinarmi e soddisfare le mie passioni.
Da quel giorno sono passati quasi 10 anni e devo dire che le aspettative di allora sono cambiate. Ingenuamente, pensavo che la laurea potesse farmi entrare nel mondo del lavoro più facilmente. Pensavo…, già pensavo e sognavo, quando la realtà che mi circondava era tutt’altra.

Crescendo ho conosciuto un'altra realtà, fatta di precariato…, lavoro in nero…, giovani costretti a partire perché questa terra non offre opportunità. Mi sono resa conto che il mondo del lavoro era ben diverso da come lo immaginavo. Nella normalità della crescita e, grazie alle persone incontrate, ho scoperto che anche io potevo darmi da fare per crearmi un lavoro e dare un segno ai miei coetanei. Così ho concluso il mio corso di studi, anche con successo direi, ma oggi il mio lavoro non incrocia gli studi fatti. Diciamo che concludere l’università era diventata una scommessa con me stessa…, un cammino che avevo iniziato e non mi andava di lasciare a metà.

Oggi mi sento di dire che sono fortunata, ho un lavoro…, anzi attualmente addirittura due (a tempo parziale entrambi). Il mio primo lavoro mi è stato offerto dalla cooperativa sociale “Il Segno" più di un anno fa; il secondo è arrivato da poco più di un mese dal Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Cosenza…Sento che è ancora troppo presto per poter dire qualcosa a riguardo. E allora vi racconto come è iniziata la mia primissima esperienza lavorativa…
Più di un anno fa sono stata assunta dalla cooperativa sociale “Il Segno", ma prima di arrivare all’assunzione vera e propria sono passati circa quattro anni…, anni di lavoro volontario; ed è lecito domandare cosa mi abbia spinto a farlo? Sicuramente la certezza che sarebbe arrivato il giorno in cui la nostra posizione potesse stabilizzarsi, e la consapevolezza che ad avere questa certezza non ero sola, ma la condividevo con altre persone. Avere un fine comune, condividere la fatica di questo cammino con altri mi ha aiutato a non cedere, mi ha sostenuta a mantenere il passo nei momenti di stanchezza.

L’impresa più difficile è ed è stata combattere con la mentalità delle persone che non credevano possibile una realtà del genere, cioè non pensavano possibile la cooperazione sociale al sud, e forse alcuni non la credono possibile ancora oggi, nonostante il lavoro fatto in questi anni. La mia difficoltà più grande è quella di confrontarmi con gli “adulti" di turno che mi spronano a cercare un altro tipo di lavoro, a provare questo o quel concorso, per metter a frutto gli studi fatti…,ma non riescono a vedere che io così mi sento soddisfatta, felice…e con questo non voglio dire che mi sento arrivata, anzi…sono convinta che dobbiamo lavorare per migliorarci sempre di più per coinvolgere nel “giro" sempre più giovani, per far in modo che sempre meno persone decidano di partire per cercar lavoro.
Mi sembra che forse gli adulti, più dei giovani, non credano al fatto che si possa lavorare per cambiare le cose; ancora molti pensano al famosissimo “posto fisso", ma apriamo gli occhi e guardiamo alla realtà, forse ci renderemo conto che il posto fisso alcune persone non hanno aspettato che gli bussasse alla porta, ma se lo sono costruito con sacrifici…come noi, credo…e allora guardiamo a questi “posti fissi" e sosteniamoli.

Io oggi mi sento molto soddisfatta della mia vita lavorativa, non mi importa quanto guadagno…, quanto lavoro…e quando guadagno. Il lavoro che svolgo è una briciola di Pollicino per altri giovani che, come me, hanno a cuore la propria terra e hanno il sogno di poter lavorare qui senza per forza andare fuori. Io dico che è possibile, molte persone ci hanno creduto prima di noi, e oggi, anche se a fatica, ce la stanno facendo…Basta guardarsi intorno.

Notizia inserita o aggiornata il 04/11/2006. Letta 1231 volte.

 

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