Week-end formativo per responsabili di gruppo
Exilles (TO), 26-27 novembre 2005

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“L’esperienza con i giovani lavoratori, con i giovani di ambiente popolare penso sia una di quelle esperienze particolarmente significative, che ti scavano dentro, ti completano, ti offrono la possibilità di portare a casa, ogni giorno che passa, un pezzetto di vita, volto a completare il grande ed interminabile puzzle della nostra missione di giovani – in cammino con altri giovani - sulle orme di Gesù Cristo incarnato nella storia. Condividendo la quotidianità percorriamo un cammino che parte dal basso, un percorso educativo e di evangelizzazione in senso orizzontale e non di certo verticale, dove non c’è uno che insegna e l’altro apprende... ma siamo tutti apprendisti-insegnanti!!!
Incarnarsi nelle storie dei ragazzi, proprio come ha fatto Gesù, per noi significa credere fiduciosamente che in ognuno di noi esiste, c’è un potenziale umano,un bisogno e un senso religioso che forse, a volte, aspetta solo qualcuno che gli offra la possibilità per farlo uscir fuori...
Incarnandoti nella storia quotidiana, scopri il volto di Dio nel Volto di Elvira, giovane bracciante agricola che si alza ogni mattina - d'inverno e d'estate - alle 4 per andare alla raccolta delle pesche – arance – ulive. Dopo una giornata di duro lavoro, partecipa puntualmente al gruppo, perché sente il bisogno di fare Revisione di Vita... e mi dice che, la sera prima di andare a dormire, deve recitare le preghiere se no non riesce ad addormentarsi. Il volto di Vittorio, 17 anni che dopo i primi incontri di gruppo mi dice: non so se riesco a partecipare al prossimo incontro; ho la sentenza di un processo e, se non vado in carcere, ci vediamo mercoledì!!! Il volto di Giada, cha a soli 19 anni ha la piena responsabilità della famiglia, perché genitori separati e la sera non può uscire, come fanno tutte, con le amiche perché deve lavorare. Il gruppo per lei ha rappresentato davvero un forte cammino di crescita: oggi è responsabile di altri giovani, vuole trasmettere la sua esperienza anche agli altri... Pensando ai nostri ragazzi... la scelta di incarnarti con loro, è una scelta naturale... perché sai che ne vale davvero la pena!!!"


Questa è la storia di vita che apriva i lavori della formazione iniziata sabato 26 novembre 2005, la mattinata è proseguita con un intervento di Marta Quadrelli (responsabile del Compito Educativo della GiOC), che aveva l'obiettivo di far conoscere i diversi modi di fare educazione e pastorale giovanile ed evidenziare le sfide educative care alla GiOC. Così l’intervento si è articolato sulle motivazioni dell’educazione e sui soggetti della GiOC, sull’ importanza di avere un progetto e un sogno, sugli ambiti di impegno: la missione sul territorio, in parrocchia, l’aggregazione verso giovani di pari età, nei CFP (Centri di formazione professionale), al CIGD(Centro Informazione giovani disoccupati) e con gli immigrati.

Marta ha inoltre lanciato alcune sollecitazioni ai responsabili dei gruppi base e dell’aggregazione: perché continuiamo ad andare nei territori, andiamo a cercare i giovani e non rimaniamo comodi nelle nostre parrocchie? Andiamo veramente a cercare i giovani? Quando progettiamo i nostri percorsi di gruppo abbiamo in mente tutti i giovani del nostro gruppo o pensiamo solo a quelli che già ci stanno dentro? Quali percorsi facciamo per favorire l’incontro di queste anime o ci rivolgiamo solo ad alcuni? Quando pensiamo a cosa far fare ai ragazzi, abbiamo in mente un percorso educativo, un progetto o ci limitiamo a progettare degli eventi?

Nel pomeriggio Anna Lo Scalzo (ex responsabile della Federazione di Torino e del Compito Educativo della GiOC) ci aiutato a “riscoprire" le quattro tappe del compito educativo della GiOC e a capire che ti tipo di uomo emerge dal nostro modello educativo di riferimento. L’intervento di Anna e l’elaborazione successiva nei gruppi è stata una vera “elaborazione dal basso" circa i compiti di sviluppo (momenti significativi della vita di una persona che ne segnano la crescita, un cambiamento significativo).
La serata di sabato è trascorsa tra chiacchere, giochi, qualche bevuta... così tra una discussione e l’altra abbiamo avuto l’opportunità di conoscere meglio le nostre storie, da dove arriviamo, il nostro percorso di studi, di gruppo, di vita! Tutte queste cose mettono costantemente in crisi il progetto educativo della GiOC perché sempre in costante ascolto della vita e della sua messa in discussione per raggiungere quel di più a cui inevitabilmente, anche se a volte un po’ spaventati, si guarda!!

“Mi chiamo Monica, sono una ragazza di Alba, ho 19 anni e fino ad alcuni mesi fa ero un’apprendista parrucchiera. Questo lavoro mi è sempre piaciuto molto, era quello che speravo di fare nella vita, non un lavoro ripetitivo, ma un mestiere dove imparare delle cose e poter mettere un po’ di creatività.
Purtroppo però dopo diversi anni di sacrifici non ho più sopportato la situazione che ero costretta a subire e a fine gennaio ho deciso di licenziarmi e di cambiare lavoro. Nonostante fossi regolarmente assunta, ricevevo solo la metà dei 600€ previsti dalla busta paga e secondo la proprietaria dovevo ancora ritenermi fortunata perché questo era più di quanto prendevano tante altre apprendiste parrucchiere della mia città.
Alla mia età una ragazza inizia anche a ragionare un po’ sul futuro, ma con 300€ al mese a cosa puoi pensare? Certo, rimane grande in me la rabbia per aver dovuto abbandonare questo lavoro per un diritto che sembra scontato, ma che purtroppo non è così".


Domenica mattina abbiamo ripreso i lavori con l’intervento di Maria Altamura (ex responsabile della Federazione del Sud Piemonte) che ci ha aiutati a riflette sul senso e sulle motivazioni di pensare un progetto educativo non solo a breve tempo, ma a lunga scadenza. Abbiamo anche provato a sperimentare la scrittura di un progetto educativo e poi rielaborare quale progetto di uomo di defilava. Nel pomeriggio divisi per coordinamenti abbiamo progettato mettendo a frutto la “teoria" ascoltata sino a quel momento!

Abbiamo terminato i lavori celebrando la messa insieme e don Dino Barberis, assistente del Coordinamento nord (Alba, Asti, Milano, Carmagnola, Biella, Brescia e Torino), ci ha ricordato di stare attenti e vegliare legando il significato della veglia alla Revisione di Vita! Maurizio (Responsabile della Federazione di Torino e Coordinatore del coordinamento Nord) ha concluso i lavori di questi due giorni oltre che recuperando i contenuti del week end formativo richiamandoci ai soggetti privilegiati della GiOC. La riportiamo qui di sotto integralmente perché rende benissimo l’idea del perché ancora oggi la GiOC sceglie di stare dalla parte dei giovani lavoratori e di ambiente popolare!

Maurizio ha concluso così: “Sul documento c’è un volto. Quel ragazzo si chiama Tony. E’ un giovane popolare e lavoratore che ha in se una grande forza. Dietro quello sguardo fiero nasconde la paura di non riuscire a cambiare la propria vita, non perché sia uno sfigato o svogliato, solo perché ancora non conosce le sue enormi potenzialità e i suoi talenti. Tony non rientra nelle statistiche o nei sondaggi di opinione, vuole fare il meccanico, correre in moto ed è uno che la vita la conosce per strada ogni giorno. Permettetemi di dedicare queste conclusioni a lui perché rappresenta bene tutti i giovani a cui ci rivolgiamo ogni giorno dal momento in cui è nata la GiOC.
In questa due giorni abbiamo voluto fermarci per ridirci alcune cose e per scoprirne altre sul nostro modo di fare educazione.
Marta nella mattinata di sabato ci ha raccontato come stiamo andando incontro ai giovani, quali sperimentazioni ci sono in atto e come la GiOC sta facendo educazione in questo periodo della storia.
Nel pomeriggio di Sabato Anna ha ribadito quali sono le dimensioni e le tappe del compito educativo della GiOC. Un altro argomento che è stato trattato è l’importanza di progettare sui singoli componenti del gruppo, di sognare qualcosa in più su ogni singolo ragazzo, con la consapevolezza che nessuno educa nessuno ma tutti ci educhiamo insieme.
Nel domenica mattina Maria ha puntato l’attenzione sulla progettazione del gruppo, sulle relazioni che si instaurano tra responsabile e ragazzo, sul significato che ha non improvvisare ma preparare il gruppo. Tutte queste cose sono l’indicatore di quanto abbiamo a cuore la vita dei ragazzi e di quanto non scherziamo ma facciamo continuamente educazione.


Documenti
Documento del week-end formativo per responsabili di gruppo
Documento di lavoro per il week-end formativo organizzato dal coordinamento nord per i responsabili di gruppo.
Freire e la pedagogia degli oppressi
Raccolta di materiale su Paolo Freire e la pedagogia degli oppressi.

Notizia inserita o aggiornata il 01/12/2005. Letta 2112 volte.

 

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